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Cessione del quinto rifiutata

La cessione del quinto è una tipologia di prestito personale, diffusa soprattutto tra lavoratori dipendenti e pensionati, che si ottiene più facilmente rispetto ad altri prestiti perché la rata mensile del piano di rientro viene trattenuta direttamente in busta paga o sul cedolino della pensione, e girata all’istituto di credito (banca o finanziaria) direttamente dal datore di lavoro o dall’ente previdenziale. Per questo non sono necessarie particolari garanzie a supporto della domanda: il contratto di lavoro a tempo indeterminato (con relativo TFR accumulato in azienda) o la pensione del richiedente sono quasi sufficienti per ottenere l’apertura del finanziamento. Ma anche la cessione del quinto può essere rifiutata: non capita spesso ma purtroppo capita.

Quali sono i motivi di un eventuale rifiuto della cessione del quinto?

I principali motivi di un rifiuto della cessione del quinto, se si è un lavoratore dipendente, possono essere:

  • la mancata copertura assicurativa (l’articolo 54 delP.R. n. 180/1950 stabilisce che le cessioni del quinto «devono avere la garanzia dell’assicurazione sulla vita e contro i rischi di impiego». Ai sensi di legge, l’unica copertura assicurativa obbligatoria per i dipendenti è quella relativa al rischio di premorienza e di perdita del posto di lavoro. Nel caso dei pensionati, l’obbligo riguarda solo il rischio morte)

 

  • assunzione recente (l’assunzione minima richiesta sono 3 mesi per dipendenti pubblici e statali, 6 mesi per i dipendenti di aziende private)

 

  • scarso TFR accumulato (per i dipendenti di aziende private, il trattamento di fine rapporto è un aspetto essenziale per la fattibilità della pratica: ad esempio, 6 mesi è l’assunzione minima richiesta che permette di avere un TFR accantonato accettabile per l’accesso alla cessione del quinto. Data la garanzia che il TFR apporta a questo tipo di prestito, è anche uno dei fattori principali che incidono sulla richiesta di cessione del quinto. Maggiore, infatti, è il TFR accantonato, maggiore sarà l’importo che è possibile ottenere)

 

  • società datoriale per la quale si presta servizio costituita da meno di tre anni
  • problemi di salute (quando cioè emergono evidenti problemi di salute del richiedente: ad esempio, un prepensionamento dovuto a gravi motivi di salute oppure lunghi periodi di malattia o infortunio)

 

  • residenza o reddito non italiano
  • importo dello stipendio basso o sovra indebitato che, al netto della rata da rimborsare, scenderebbe sotto la soglia minima di sopravvivenza

 

Nel caso di un pensionato, invece, la cessione del quinto può essere rifiutata per:

 

  • lo stato di salute o per l’età troppo avanzata di chi ha fatto domanda
  • il tipo di pensione che recepisce o perché risiede al di fuori dell’Italia
  • anche per i pensionati vale il criterio del reddito minimo di sopravvivenza

 

Nel caso in cui la richiesta di cessione del quinto venga rifiutata, è opportuno capire qual è la causa del rifiuto. Conoscere, infatti, la motivazione reale del rifiuto della cessione del quinto, è importante per sapere se esistano soluzioni al problema.

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