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TFR dopo il licenziamento: come richiederlo e tempi

Il trattamento di fine rapporto è un’indennità riconosciuta ai dipendenti privati e pubblici, sebbene quest’ultimi possano usufruire del TFS se assunti a tempo indeterminato prima del 31/12/2000. Ad ogni modo, scopriamo come funziona il TFR dopo il licenziamento, per capire come richiederlo e dopo quanto tempo è possibile ottenerlo per far fronte alle proprie esigenze finanziarie.

Come richiedere il TFR dopo il licenziamento

In caso di licenziamento il dipendente deve ricevere obbligatoriamente il TFR, qualsiasi sia il motivo della cessazione del rapporto lavorativo. Ovviamente è anche possibile richiedere un anticipo del trattamento di fine rapporto, purché il dipendente abbia maturato almeno 8 anni d’anzianità lavorativa, mentre per i lavoratori del settore pubblico è disponibile l’anticipo di liquidazione TFS.

Il pagamento del TFR in seguito al licenziamento non deve essere accompagnato da una richiesta specifica, infatti si tratta di un’operazione automatica al termine della prestazione lavorativa. Qualora il datore di lavoro non provvedesse a corrispondere quanto dovuto, in questo caso il dipendente può inviare una sollecito, da solo oppure con il supporto di un avvocato.

Se invece l’azienda dovesse fallire è possibile presentare richiesta presso l’INPS, per accedere alla somma maturata attraverso il Fondo di Garanzia disponibile presso l’Istituto di previdenza sociale. La domanda però va presentata online, utilizzando i canali telematici dell’INPS oppure avvalendosi di un professionista autorizzato.

Il TFR si calcola considerando la retribuzione annua, dividendo la somma per un coefficiente di 13,5 e moltiplicando il risultato per gli anni di servizio. Inoltre ogni anno l’importo è rivalutato dell’1,5%, più una quota del 75% che subisce una valorizzazione allineata all’inflazione rilevata dall’Istat, secondo i dati di riferimento per il mese di dicembre dell’anno precedente.

TFR dopo licenziamento: dopo quanto tempo si ottiene

Le tempistiche per l’erogazione del TFR da parte del datore di lavoro sono diverse in base al settore di impiego del dipendente, con aspettative che in genere possono arrivare fino a 30 o 45 giorni. Ovviamente nulla vieta all’azienda di versare subito il trattamento di fine rapporto, allo stesso modo l’impresa potrebbe anche optare per il pagamento del TFR a rate.

Per alcune categorie di lavoratori, invece, i CCNL (contratti collettivi nazionali di lavoro) prevedono dei tempi massimi entro i quali il datore i lavoro deve versare al dipendente il TFR. Ad esempio, per chi è inquadrato con il CCNL del Commercio o dell’Artigianato l’attesa non deve superare i 45 giorni, mentre per i lavoratori con CCNL del Terziario, dei Metalmeccanici o del settore delle Telecomunicazioni la durata non va oltre i 30 giorni.

Per nessun motivo il pagamento può essere realizzato dopo 45 giorni dal licenziamento, altrimenti l’azienda deve corrispondere al dipendente anche un interesse, tuttavia in caso di fallimento le tempistiche possono essere molto lunghe, superando spesso i 12 mesi. Il lavoratore deve anche esercitare il diritto al trattamento di fine rapporto entro 5 anni, in caso contrario il datore non è più dovuto a versare l’indennità.

TFR e ultima busta paga: vanno dati insieme?

Di solito il TFR viene pagato con l’ultima busta paga, ad ogni modo dipende dall’entità dell’importo e dalla situazione dell’azienda. Il datore di lavoro potrebbe prendersi alcune settimane prima di versare al lavoratore la somma, tempo necessario per effettuare tutti i calcoli e realizzare la transazione nei confronti della persona beneficiaria.

In caso di prestito attivo tramite cessione del quinto dello stipendio, in seguito al licenziamento interviene l’assicurazione tramite la polizza obbligatoria rischio impiego. Tuttavia la banca può richiedere il saldo del debito attraverso il TFR accantonato in azienda o in un fondo pensionistico, oppure spostare il prestito presso il nuovo datore di lavoro.

Se dopo 6 mesi non si trova un impiego, l’assicurazione salda il debito alla banca o alla finanziaria, quindi l’insolvenza rimane tra la compagnia e il lavoratore. Quest’ultimo può accordarsi con la società assicurativa, per ripagare quanto dovuto ed evitare qualsiasi intervento di recupero crediti, spesso usufruendo di agevolazioni e di riduzioni dell’importo per incentivarne la restituzione rapida.

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