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Il mercato di riferimento in Italia e in Europa

La crisi finanziaria internazionale, scoppiata oramai più di tre anni fa, è stata per profondità e ampiezza la più grave della storia recente.
La ripresa è fragile e disomogenea: vigorosa nelle economie emergenti, lenta nelle economie
avanzate dove, in molti casi, nonostante il forte stimolo monetario e fiscale, il PIL è ancora nettamente al di sotto dei livelli antecedenti la crisi.

Anche nel 2010 gli operatori hanno continuato a confrontarsi con la prudenza al ricorso del credito
da parte delle famiglie, stante il perdurare dell’incertezza dei mercati finanziari.
Le piazze finanziarie, tuttavia, si sono sostanzialmente riportate ai livelli antecedenti il noto
fallimento dell’istituto Lehman Brothers, grazie ai primi risultati dei piani pubblici di rilancio e
all’andamento incoraggiante delle imprese.

Le tensioni sui mercati finanziari internazionali sono state meno accentuate nonostante la grave crisi
che ha colpito la Grecia e l’Irlanda (che hanno usufruito degli aiuti finanziari messi a diposizione dalla
Comunità Europea) e la preoccupante situazione del debito pubblico di altri stati EU (Portogallo e Spagna).

La restrizione del credito bancario si è fatta meno intensa, seppur inferiore alle attese, stante anche
un leggero incremento della fiducia fra gli attori del mercato interbancario.
Il persistere di tale incerto contesto, non solo a livello nazionale ma anche europeo, non ha
evidentemente contribuito all’immediata ripresa dei consumi.

A quasi due anni di distanza dall’apice della crisi finanziaria, infatti, continuano a persistere le difficoltà dell’economia, con inevitabili risvolti di debolezza del mercato del credito alle famiglie, che già nel corso del biennio 2008/2009 aveva evidenziato segnali di preoccupante rallentamento.
Sia la propensione al consumo, sia quella all’indebitamento delle famiglie italiane, sono ancora condizionate dalla crisi dell’intero sistema finanziario internazionale.

Il mercato del lavoro è stato caratterizzato da un notevole utilizzo da parte delle imprese della Cassa di integrazione ordinaria e straordinaria; quest’ultima sarà difficilmente rinnovata nel corso del 2011, condizionando ulteriormente il bilancio dei consumatori.
L’economia reale ha visto alcuni timidi segnali di ripresa ma assai inferiori alle attese in quanto il PIL 2010 pari a 1,2% è ancora nettamente al di sotto dei livelli antecedenti la crisi (Fonte ISTAT).

Al contrario l’inflazione media del 2010 rilevata dall’ISTAT è stata pari all’1,5%, rispetto allo 0,8% del 2009.
In tale contesto, il ricorso al credito al consumo da parte delle famiglie italiane è stato pertanto assai cauto mostrando una maggiore attenzione alla qualità più che alla quantità.
Solo le vendite collegate al settore non alimentare (elettrodomestici e alta tecnologia) fanno
registrare un dato positivo (+0,2%) al contrario del settore alimentare (-0,3%) che risente della deflazione dei prezzi causata dalle forti pressioni promozionali effettuate dalla grande distribuzione.

I dati emergenti dall’Osservatorio sul credito al dettaglio realizzato da Assofin, Crif e Prometeia confermano un quadro complessivamente ancora incerto e fragile del mercato del credito alle famiglie.
L’attività di credito al consumo delle Associate Assofin ha chiuso il 2010 con un valore finanziato complessivo di 52,4 miliardi di euro, ancora in calo rispetto a fine 2009 (-5,3%) seppur in lieve miglioramento rispetto al -11,3% registrato a fine 2009).

Un’ulteriore conferma della scarsa propensione all’indebitamento delle famiglie italiane, che nel corso del 2010 ha raggiunto una quota di 610,40 miliardi di euro, si evidenzia anche nel confronto con il Pil nazionale incidendo per il 39,30%.
Tale dato è ancor più evidente se raffrontato con l’ambito europeo; secondo un’analisi elaborata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, in Italia, in termini di indebitamento per famiglia, l’importo medio stimato nel 2010 è di circa 24.512,00 euro, contro i 37.094,00 euro dei tedeschi, i 37.858,00 euro registrati
in Francia, i 54.640,00 degli spagnoli e i 67.588,00 euro degli inglesi.

Dall’analisi di dettaglio del settore del credito al consumo, si evidenzia un’ulteriore flessione nel settore del credito finalizzato, in particolare per l’acquisto di veicoli industriali, con un calo del 19% (seppur di minor entità rispetto al -35,8% del 2009) e di autoveicoli e motocicli, che evidenziano una decrescita del 11,4% (rispetto al -16,7% nell’anno 2009).
Altrettanto dicasi per la variazione percentuale del prodotto “carte di credito”, pari a -5,4%, in peggioramento rispetto al dato registrato nell’anno precedente (-0,6%).
Tutti i comparti del credito al consumo, ad eccezione della cessione del quinto, avevano già
registrato una forte riduzione nel biennio 2008/2009. Solamente nel corso del 2010, la cessione del quinto fa registrare un dato negativo.